La ricchezza nella povertà

​​In uno dei posti più poveri del mio quartiere, dove c’è la minore presenza della cosiddetta società civile, sto incontrando tanta “ricchezza”. Tempo fa decisi di usare una parte del mio tempo per conoscere e prendermi cura di un gruppo di ragazzini che vedevo spesso giocare a pallone in questo campetto abbandonato. Attraverso questi ragazzi e le loro famiglie disastrate sto incontrando tanta miseria ma anche tanta “ricchezza”. Quando cammino per i vicoletti dove abitano sento di camminare alle periferie del mondo: ci sono così tante persone escluse dalla società in questo posto da superare qualsiasi immaginazione. 

 

La ricchezza dei piccoli Tom Sawyer

La ricchezza che intendo è quella che su Wikipedia viene definita come ricchezza morale e che viene dai “piccoli Tom Sawyer” dell’età tra 8 e gli 11 anni che sto incontrando nelle periferie della mia città. In queste zone tutto pensavo di trovare tranne questa ricchezza: sto facendo esperienze che mi aiutano a crescere in umanità e sono quasi impossibili da raccontare a parole.

Spesso ad esempio capita che assieme a qualcuno di buona volontà andiamo a prendere i ragazzini per portarli a giocare una partita di calcio: quando arriviamo con le auto loro ci corrono sempre incontro gridando dalla gioia. E’ sempre uno spettacolo vederli gioire del fatto che sentono che qualcuno si sta occupando di loro. Ma sto facendo esperienza che lo spettacolo consiste soprattutto nel fatto che sono i piccolini stessi ad occuparsi di noi quando trascorriamo del tempo con loro. Un detto indiano dice che quando tieni per te le monete che hai (la ricchezza sia materiale che quella interiore che hai), queste non saranno mai tue, e  che quando invece le doni, esse resteranno per sempre tue. Sto facendo continuamente esperienza di quanto ciò sia vero. Quante “monete” in cambio mi stanno restituendo questi piccoli.

Persone da imitare

I ragazzini che sto incontrando (tra 8 e gli 11 anni) a questa età cercano persone da imitare. Ne hanno bisogno per avere un riferimento di come relazionarsi in società. I ragazzi che sto incontrando corrono seriamente il rischio di non ricevere nessuna buona opportunità per crescere bene, e invece c’è bisogno di persone che siano per loro un riferimento migliore: stare insieme a ragazzini di questa età non è difficile, non occorre altro che un poco di attenzione, basta essere presenti per prendersi cura di loro. Basta mettere bene a fuoco i loro problemi e stargli vicino per fare tanto e vedere quanto possono migliorare e migliorarti.
Quando ho iniziato a impegnarmi con questi ragazzi mi sono detto: probabilmente sei tra quelli che vorrebbero una società migliore, per ragazzini come loro una società migliore puoi essere tu.

 

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Non solo recite

Ho iniziato a fare le prime recite a scuola, durante un progetto per la legalità. Poi ho continuato anche dopo e mi sono appassionato: mi sentivo bravo e mi piaceva. Sono entrato in un’associazione di volontariato che si occupa di teatro e abbiamo iniziato a mettere in scena spettacoli di “impegno sociale”. Con le nostre rappresentazioni volevamo raccontare le tante realtà negative che ci circondano: la mafia, la camorra, l’usura, la droga… Mi sentivo fiero di quello che facevamo. Sentivo di essere utile alla società, pensavo di stare facendo qualcosa di giusto, qualcosa di buono. E in più eravamo bravi, ci sentivamo bravi tanto che abbiamo iniziato a portare i nostri spettacoli in giro per le scuole e anche per altre zone d’Italia. Abbiamo anche iniziato a raccogliere soldi, dal ricavato degli spettacoli ma anche da alcuni sponsor, soldi che l’associazione usava per finanziare altri spettacoli, scenografie e costumi più belli, per tenere aperto il teatro dove recitavamo.

Ero molto soddisfatto quando, finito lo spettacolo le persone venivano a complimentarsi con me perché ero stato bravo, perché ero riuscito a farli commuovere. Allo stesso tempo ero convinto di stare facendo molto per il miglioramento della società, mi sentivo davvero parecchio impegnato, una di quelle persone che fanno cultura, miglioramento.

All’inizio furono solo recite…

Non solo reciteAd un certo punto sono entrato in crisi, una crisi che però mi ha fatto molto bene. Ho realizzato che se avessimo preso tutte le risorse che usavamo per diventare sempre più “bravi” ed esaltarci e le avessimo usate per coinvolgere solo un paio di quei ragazzisbandati” di cui raccontavamo e integrarli nella nostra compagnia, avremmo fatto qualcosa di molto più concreto e utile delle sole recite..
Non è stato facile: mettermi  di fronte alla mia ipocrisia, al mio falso buonismo mi dava parecchio fastidio. Ed era scomodo ammettere che in effetti di tutti i temi portati in scena non me ne fregava più di tanto, e non fregava più di tanto neanche agli altri. Li avevamo strumentalizzati, strumentalizzando anche il dramma di tanti.

Così con tanta fatica ho deciso di iniziare a fare qualcosa in prima persona. Con tantissima difficoltà sono riuscito a far comprendere alle persone nella mia compagnia che non si poteva più continuare a fare solo recite, e che dovevamo continuare a fare teatro ma in maniera diversa. Sapevamo di alcuni ragazzi “difficili”, e abbiamo pensato a chi di loro coinvolgere per farli recitare.
E’ stato subito chiaro che non sarebbe bastato invitare il ragazzo, e provare a inserirlo. Stavolta non poteva essere un interessamento di facciata ma doveva essere un interessamento reale, concreto. Avrei dovuto impegnarmi per conoscere il ragazzo e farmi conoscere, studiare il modo giusto di agganciarlo e coinvolgerlo. Così si è deciso di fare un altro passo: mettere tutte le nostre risorse a disposizione, anche quelle economiche. I soldi ricavati li avremmo divisi, e se serviva li avremmo anche messi in prima persona, per offrire una piccola paga al ragazzo coinvolto e di sicuro oggi posso dire che questo è un mezzo importante per iniziare a prendersi cura di ragazzi ai quali troppo spesso si chiede di non trasgredire le regole senza che gli venga offerta un’opportunità concreta per crescere meglio.

 

[pexcirclecta pex_attr_small_title=”LEGGI LA PROPOSTA COLLEGATA” pex_attr_title=”VAI OLTRE LE RECITE” pex_attr_button_text=”VAI ALLA PROPOSTA” pex_attr_button_link=”http://www.lafabbricadelmiglioramento.it/proposte/vai-oltre-le-recite/” pex_attr_button_link_open=”same” pex_attr_button_color=”247787″][/pexcirclecta]

Il corso gratis per la patente

Nel mio quartiere ci sono tanti ragazzi che guidano motorini (e spesso anche auto) senza assicurazione e senza patente. Per questo ho deciso di preparare gratuitamente i ragazzi ​a fare ​l’esame alla motorizzazione con una spesa ridotta. Il “corso” è offerto a ragazzini e ragazzi che guidano senza documenti, a quelli che hanno difficoltà economiche e a tutti quelli che si impegnano, una volta ottenuta la patente, ad aiutare altri ragazzi a conseguire la patente.

Un corso che mi ha fatto superare diversi limiti.

Moto Auto ScuolaE’ un’esperienza che mi aiuta a comprendere tante cose. Prima ​​pensavo che​ questi ragazzi​ fossero​ irrecuperabili e inavvicinabili​;​ ora non solo non lo penso più​, ma sento quanto sono fragili.

Prima di iniziare il corso di patente mi capita​va​ di spaventarmi ​​vedendoli​ guidare i motorini e nota​ndo​ l’aggressività​ ​sui loro volti. Ora so che si trasformano in persone mansuete se incontrano qualcuno che gli tende la mano. ​R​​apportarmi con loro mi fa maturare e mi aiuta. Con diversi ragazzi che sono venuti ora ho un rapporto che va oltre il codice della strada​:​ ​m​i sono accorto che posso trasmettere anche altro, che oltre alle norme stradali posso ​fare controcultura in generale​.​

Questa esperienza ha ridotto la distanza che c’era tra il mio dire e il mio fare. Il mio “si dovrebbe fare così e gli altri dovrebbero fare così” è diventato posso fare così e ho iniziato a farlo. Nonostante le difficoltà e i momenti no posso affermare che è un’esperienza positiva in generale per tutti​, anche per me:​ ​m​i sono messo a studiare e mamma mia quante cose avevo dimenticato, anche segnali importanti.  🙂

I quiz per la patente diventano sempre più complicati… Perchè?

Per fare il corso di patente ho dovuto studiare (per questo ho trovato molto utile il sito web patente del prof. Mastri) di nuovo tutti i segnali e gli argomenti in generale e ho scoperto che c’è un problema altrettanto ​​grave dei ragazzi ​ch​e​ guida​no​ senza patente:​ ​il linguaggio usato nei quiz e sui libri.

E’ un linguaggio fatto di troppe parole complicate, domande complicate poste spesso in modo ingannevole​, che mirano più a​​ far sbagliare ​lo studente che ad incentivarlo a compren​dere​ ​realmente ​l’argomento. E’ un linguaggio che non stimola alla comprensione, è demotivante. Non stimola ​i​l piacere di studiare qualcosa che farebbe bene a chi lo impara​! Che farebbe bene soprattutto​ se fosse spiegato senza ​​tutte​​ queste espressioni complicate​.

Una conseguenza del linguaggio complicato è che poiché la stragrande maggioranza di questi ragazzi ha complessi di inferiorità, ​​t​a​nti tra loro si sentono incapaci. Alcuni ragazzi che avevano iniziato a frequentare il corso, ​infatti​,​ si sono allontanati a causa di questa difficoltà​ ​dovuta al linguaggio complicato. Ho scoperto che c’è un “esercito” di ragazzi che non si iscrive all’autoscuola perché si sente inadeguato. Tanti arrivano ad acquistare la patente per lo stesso motivo​!​ Per questo ho deciso di usare il dialetto e ho provato a semplificare sempre di più tutti gli argomenti per avvicinare i ragazzi al piacere di imparare. Semplificare non è stato ​faci​le e so bene che ​​ho ancora ​tanta altra strada da fare per rendere piacevole l’apprendimento. ​Comunque​ semplificare ha prodotto dei miglioramenti sin da subito: alcuni ragazzi hanno aumentato la loro autostima quando si sono​ finalmente​ accorti che la comprensione degli argomenti era anche alla loro portata.

C’è una domanda che mi pongo anche ora: ​p​erché viene​ usato un linguaggio così complicato, spesso poco comprensibile anche a me che sono laureato? L’obiettivo delle domande a quiz e dei libri quali dovrebbe essere? Far conoscere e fare rispettare le regole​,​ è la risposta che nessuno metterebbe in discussione. Perché allora i libri e i quiz per la patente non sono semplici? Perché formulare domande a quiz così demotivanti per il fatto che non si capiscono? Allo stato sta più a cuore il rispetto della regola o qualcos’altro? Questa è una ​delle domande che mi faccio​ da quando vivo questa esperienza. Mi sono proposto di chiederlo assieme a qualcun’altro al politico di turno.. Ma nel frattempo per evitare di parlare e non fare.. continuo a preparare gratuitamente i ragazzi al conseguimento della patente.

 

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