Addio solitudine

Cultura del Miglioramento

Il cortometraggio della Pixar, Geri’s game, mi ha scosso positivamente sul problema della solitudine. Guardando il corto ho realizzato che ​avrei potuto essere io la persona che si siede dall’altra parte a giocare con il vecchietto, non lasciandolo più solo. Perciò ho iniziato a trascorrere parte del mio tempo con una persona anziana che abita nel mio palazzo.

 

Non è solo l’anziano che soffre di solitudine

Oggi non penso più che sia solo l’anziano che abita nel mio palazzo ad essere tra quelli più esposti alla solitudine. Ho diversi amici che mi sembrano soli pur avendo delle “relazioni”. Sto notando come i Social Network e alcune applicazioni per smartphone (ad esempio whatsapp) stiano contribuendo all’alienazione delle persone, a rendere le “relazioni” costruite, inesistenti nella pratica e quindi stiano contribuendo all’aumento della solitudine.

 

Un modo per dire addio alla solitudine

Dalla mia esperienza ho compreso che esiste un modo per cominciare a dire addio alla solitudine (anche a quella ​che sento io) e alle conseguenze disastrose cui porta: stare con l​’altro (non attraverso un pc). ​Per questo spesso, ​anche insieme a mio fratello organizziamo uscite con gli amici (è così che ci piace definirle), o più semplicemente ci vediamo a casa, per mangiare una pizza o un panino. Ci incontriamo presto e non facciamo mai tardi. Mettiamo da parte pc, smartphone e proviamo ad essere presente l’uno all’altro, e presenti alle persone con cui stiamo.

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Crescere in umanità

Cultura del Miglioramento

 

Chiunque può procurarsi momenti positivi ​da vivere quando vuole. Oggi so che le occasioni per vivere bene non mancano mai.Questa è l’esperienza che continuo a fare: procurarmi momenti positivi che mi fanno bene perché mi aiutano a crescere in umanità. Una sera, dopo essere stato a casa di un mio amico, lo ​​salutai ​e​ scendendo per le scale del suo palazzo vidi una busta dell’umido fuori ad una porta. Decisi di prendere la busta e di buttarla nel cassonetto personalmente. Tornato a casa mangiai una mela.

Crescere in umanitàAvevo fatto​ due cose che sapevo essere positive che mi avevano fatto crescere un pochino​: mi fu​ chiaro che ero stato io a procurarmi quei momenti​, non c’era stato bisogno di chiedere niente a nessuno,​ né di ricevere delle attenzioni da parte di qualcuno.

Notai che a farmi bene non era stato la conseguenza di quelle due azioni, a dirla tutta la mela era aspra e non avrei mai saputo precisamente che effetto aveva avuto gettare l’immondizia, ma mi aveva fatto bene crescere attraverso quelle due azioni. Per una mela e per una busta dell’immondizia? vi starete chiedendo. Si! Sentii di essere​ cresciuto un pochino in umanità, nei confronti di me stesso e non solo. Di sicuro la mela ha fatto bene al mio organismo, dicono che una mela al giorno leva il medico di torno​ ​e chissà​, magari una busta dell’immondizia in meno da buttare è stata una puzza in meno da sopportare per quella persona.
Al di là delle conseguenze delle azioni, avevo usato umanità verso il mio organismo e verso un mio simile.

La stessa sera, girando i programmi in tv, mi capitò di vedere una scena del film dei puffi: uno dei personaggi disse “un sorriso migliora un viso”. Il giorno dopo, con le idee chiare, decisi di crearmi altre occasioni per crescere “in umanità”: ho iniziato sorridendo più spesso quel giorno. E non sorridevo perché stavo vivendo un momento della mia vita particolarmente felice, avevo comunque diversi problemi sia personali che lavorativi.
E i sorrisi come uscirono??. Sapevo di poter scegliere di sorridere al di là dei miei problemi, e così feci. Vidi un anziano in strada e gli sorrisi, vidi una mamma con un neonato tra le braccia e le sorrisi. Alzando gli occhi al cielo, notai che era limpido e pieno di luce, e sorrisi. Per strada aiutai un uomo a portare un mobile molto pesante verso il suo furgoncino. Arrivammo stanchi, tutti sudati e ci salutammo col sorriso. Camminando, dopo poco vidi una panchina, e visto che lì vicino c’era un bar, comprai una bevanda fresca e andai a berla seduto sulla panchina. Fu una cosa nuova per me visto che di solito vado sempre di corsa, e questo non mi fa tanto bene. Ancora una volta, avevo fatto esperienza di una piccola crescita in umanità.
Ancora una volta non erano stati i “risultati” delle azioni compiute a farmi stare bene, non mi interessava se le persone ricambiavano al sorriso o no, o quanto mi sentivo stanco dopo il mobile.. mi aveva fatto bene sentire di essere cresciuto in umanità! Una persona aveva fatto una fatica in meno, io una in più, ma poi mi ero concesso anche una gran bella pausa seduto con una bella bevanda fresca!

 

La Tabella delle 100 occasioni per crescere

Tornato a casa preparai una tabella con 100 numeri. La stampai con l’intenzione di spuntare un quadratino per ogni cosa positiva che facevo per me o per qualcuno altro e che mi facesse crescere. Invece di mettere una semplice X, avrei spuntato i numeri in un altro modo, scrivendo la parola che aveva creato il momento positivo: immondizia, mela, sorrisi, mobile, panchina.. ​Poi, per confermare a me stesso che potevo davvero “crearmi” da solo momenti positivi, presi la cornetta e chiamai mia nonna. Non la sentivo da tanto. Ormai mi conosceva meglio Mark Zuckerberg (per chi non lo sa è l’inventore di Facebook) che mia nonna.

Il giorno dopo chiusi Facebook e andai a trovarla: mi preparò una bella insalatona dicendomi che mangiavo male, ed era vero! Come lo sapeva non lo so.. nonostante tutto m​i conosceva meglio di Mark 🙂 Alla fine feci scrivere a mia nonna stessa “insalata” sulla mia tabella. Guardare di tanto in tanto la tabella mi fa bene. Ormai già sono arrivato alle seconda e so che non mi fermerò più. Ogni parola scritta è uno stimolo alla mia umanità. Mi fa un bell’effetto a distanza di tempo rileggere nonna, insalata, bowling, pentola, …

La tabella mi fa bene, mi sprona a continuare. Non cado nel tranello di considerare queste azioni nell’ottica del contraccambio, anche perché spesso non c’è. Non è il contraccambio ciò che fa stare meglio, ma è il sentire di crescere in umanità. Impegnarsi a diventare una persona più umana è un’esperienza piena che merita di essere vissuta. C’è gioia nel maturare e diventare persone che vivono pienamente la propria umanità. La tabella 100 mi aiuta parecchio a vivere questa gioia.

 

[pexcirclecta pex_attr_small_title=”LEGGI LA PROPOSTA COLLEGATA” pex_attr_title=”LA TABELLA DELLE 100 OCCASIONI” pex_attr_button_text=”VAI ALLA PROPOSTA” pex_attr_button_link=”http://www.lafabbricadelmiglioramento.it/proposte/la-tabella-delle-100-occasioni/” pex_attr_button_link_open=”same” pex_attr_button_color=”247787″][/pexcirclecta]

Non solo recite

Ho iniziato a fare le prime recite a scuola, durante un progetto per la legalità. Poi ho continuato anche dopo e mi sono appassionato: mi sentivo bravo e mi piaceva. Sono entrato in un’associazione di volontariato che si occupa di teatro e abbiamo iniziato a mettere in scena spettacoli di “impegno sociale”. Con le nostre rappresentazioni volevamo raccontare le tante realtà negative che ci circondano: la mafia, la camorra, l’usura, la droga… Mi sentivo fiero di quello che facevamo. Sentivo di essere utile alla società, pensavo di stare facendo qualcosa di giusto, qualcosa di buono. E in più eravamo bravi, ci sentivamo bravi tanto che abbiamo iniziato a portare i nostri spettacoli in giro per le scuole e anche per altre zone d’Italia. Abbiamo anche iniziato a raccogliere soldi, dal ricavato degli spettacoli ma anche da alcuni sponsor, soldi che l’associazione usava per finanziare altri spettacoli, scenografie e costumi più belli, per tenere aperto il teatro dove recitavamo.

Ero molto soddisfatto quando, finito lo spettacolo le persone venivano a complimentarsi con me perché ero stato bravo, perché ero riuscito a farli commuovere. Allo stesso tempo ero convinto di stare facendo molto per il miglioramento della società, mi sentivo davvero parecchio impegnato, una di quelle persone che fanno cultura, miglioramento.

All’inizio furono solo recite…

Non solo reciteAd un certo punto sono entrato in crisi, una crisi che però mi ha fatto molto bene. Ho realizzato che se avessimo preso tutte le risorse che usavamo per diventare sempre più “bravi” ed esaltarci e le avessimo usate per coinvolgere solo un paio di quei ragazzisbandati” di cui raccontavamo e integrarli nella nostra compagnia, avremmo fatto qualcosa di molto più concreto e utile delle sole recite..
Non è stato facile: mettermi  di fronte alla mia ipocrisia, al mio falso buonismo mi dava parecchio fastidio. Ed era scomodo ammettere che in effetti di tutti i temi portati in scena non me ne fregava più di tanto, e non fregava più di tanto neanche agli altri. Li avevamo strumentalizzati, strumentalizzando anche il dramma di tanti.

Così con tanta fatica ho deciso di iniziare a fare qualcosa in prima persona. Con tantissima difficoltà sono riuscito a far comprendere alle persone nella mia compagnia che non si poteva più continuare a fare solo recite, e che dovevamo continuare a fare teatro ma in maniera diversa. Sapevamo di alcuni ragazzi “difficili”, e abbiamo pensato a chi di loro coinvolgere per farli recitare.
E’ stato subito chiaro che non sarebbe bastato invitare il ragazzo, e provare a inserirlo. Stavolta non poteva essere un interessamento di facciata ma doveva essere un interessamento reale, concreto. Avrei dovuto impegnarmi per conoscere il ragazzo e farmi conoscere, studiare il modo giusto di agganciarlo e coinvolgerlo. Così si è deciso di fare un altro passo: mettere tutte le nostre risorse a disposizione, anche quelle economiche. I soldi ricavati li avremmo divisi, e se serviva li avremmo anche messi in prima persona, per offrire una piccola paga al ragazzo coinvolto e di sicuro oggi posso dire che questo è un mezzo importante per iniziare a prendersi cura di ragazzi ai quali troppo spesso si chiede di non trasgredire le regole senza che gli venga offerta un’opportunità concreta per crescere meglio.

 

[pexcirclecta pex_attr_small_title=”LEGGI LA PROPOSTA COLLEGATA” pex_attr_title=”VAI OLTRE LE RECITE” pex_attr_button_text=”VAI ALLA PROPOSTA” pex_attr_button_link=”http://www.lafabbricadelmiglioramento.it/proposte/vai-oltre-le-recite/” pex_attr_button_link_open=”same” pex_attr_button_color=”247787″][/pexcirclecta]

Il corso gratis per la patente

Nel mio quartiere ci sono tanti ragazzi che guidano motorini (e spesso anche auto) senza assicurazione e senza patente. Per questo ho deciso di preparare gratuitamente i ragazzi ​a fare ​l’esame alla motorizzazione con una spesa ridotta. Il “corso” è offerto a ragazzini e ragazzi che guidano senza documenti, a quelli che hanno difficoltà economiche e a tutti quelli che si impegnano, una volta ottenuta la patente, ad aiutare altri ragazzi a conseguire la patente.

Un corso che mi ha fatto superare diversi limiti.

Moto Auto ScuolaE’ un’esperienza che mi aiuta a comprendere tante cose. Prima ​​pensavo che​ questi ragazzi​ fossero​ irrecuperabili e inavvicinabili​;​ ora non solo non lo penso più​, ma sento quanto sono fragili.

Prima di iniziare il corso di patente mi capita​va​ di spaventarmi ​​vedendoli​ guidare i motorini e nota​ndo​ l’aggressività​ ​sui loro volti. Ora so che si trasformano in persone mansuete se incontrano qualcuno che gli tende la mano. ​R​​apportarmi con loro mi fa maturare e mi aiuta. Con diversi ragazzi che sono venuti ora ho un rapporto che va oltre il codice della strada​:​ ​m​i sono accorto che posso trasmettere anche altro, che oltre alle norme stradali posso ​fare controcultura in generale​.​

Questa esperienza ha ridotto la distanza che c’era tra il mio dire e il mio fare. Il mio “si dovrebbe fare così e gli altri dovrebbero fare così” è diventato posso fare così e ho iniziato a farlo. Nonostante le difficoltà e i momenti no posso affermare che è un’esperienza positiva in generale per tutti​, anche per me:​ ​m​i sono messo a studiare e mamma mia quante cose avevo dimenticato, anche segnali importanti.  🙂

I quiz per la patente diventano sempre più complicati… Perchè?

Per fare il corso di patente ho dovuto studiare (per questo ho trovato molto utile il sito web patente del prof. Mastri) di nuovo tutti i segnali e gli argomenti in generale e ho scoperto che c’è un problema altrettanto ​​grave dei ragazzi ​ch​e​ guida​no​ senza patente:​ ​il linguaggio usato nei quiz e sui libri.

E’ un linguaggio fatto di troppe parole complicate, domande complicate poste spesso in modo ingannevole​, che mirano più a​​ far sbagliare ​lo studente che ad incentivarlo a compren​dere​ ​realmente ​l’argomento. E’ un linguaggio che non stimola alla comprensione, è demotivante. Non stimola ​i​l piacere di studiare qualcosa che farebbe bene a chi lo impara​! Che farebbe bene soprattutto​ se fosse spiegato senza ​​tutte​​ queste espressioni complicate​.

Una conseguenza del linguaggio complicato è che poiché la stragrande maggioranza di questi ragazzi ha complessi di inferiorità, ​​t​a​nti tra loro si sentono incapaci. Alcuni ragazzi che avevano iniziato a frequentare il corso, ​infatti​,​ si sono allontanati a causa di questa difficoltà​ ​dovuta al linguaggio complicato. Ho scoperto che c’è un “esercito” di ragazzi che non si iscrive all’autoscuola perché si sente inadeguato. Tanti arrivano ad acquistare la patente per lo stesso motivo​!​ Per questo ho deciso di usare il dialetto e ho provato a semplificare sempre di più tutti gli argomenti per avvicinare i ragazzi al piacere di imparare. Semplificare non è stato ​faci​le e so bene che ​​ho ancora ​tanta altra strada da fare per rendere piacevole l’apprendimento. ​Comunque​ semplificare ha prodotto dei miglioramenti sin da subito: alcuni ragazzi hanno aumentato la loro autostima quando si sono​ finalmente​ accorti che la comprensione degli argomenti era anche alla loro portata.

C’è una domanda che mi pongo anche ora: ​p​erché viene​ usato un linguaggio così complicato, spesso poco comprensibile anche a me che sono laureato? L’obiettivo delle domande a quiz e dei libri quali dovrebbe essere? Far conoscere e fare rispettare le regole​,​ è la risposta che nessuno metterebbe in discussione. Perché allora i libri e i quiz per la patente non sono semplici? Perché formulare domande a quiz così demotivanti per il fatto che non si capiscono? Allo stato sta più a cuore il rispetto della regola o qualcos’altro? Questa è una ​delle domande che mi faccio​ da quando vivo questa esperienza. Mi sono proposto di chiederlo assieme a qualcun’altro al politico di turno.. Ma nel frattempo per evitare di parlare e non fare.. continuo a preparare gratuitamente i ragazzi al conseguimento della patente.

 

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